Siamo menti nei corpi.
Corpi: non
solo involucri biologici e materiali, ma pulsioni, desideri,
aspirazioni.
Il corpo è il mezzo e il limite per esprimere la
nostra soggettività.
Limite che si acuisce con l’intensificarsi
dello sfruttamento.
Uno sfruttamento che è sempre più
autodisciplina, adattamento ad un immaginario imposto, menomazione
della dimensione biologica e sociale, assoggettamento al ricatto
gerarchico.
Il ricatto della precarietà; quello che ci induce
verso una competizione autodistruttiva, in cui non ci sono vantaggi,
ma solo perdite: gli affetti, il tempo di vita, il benessere, la
dignità, la libertà di dissentire e di esprimersi, la libertà di
pensare e di pensarci, di scegliere per autodeterminarci.
E’ qui
che è più crudele la propaganda di un immaginario che ci vuole come
non possiamo essere. A meno di prostituire i nostri corpi ed i nostri
cervelli.
Un immaginario che ci snatura e ci
plastifica sulla forma di categorie indotte. Il nostro corpo, svilito
della sua unicità, allora non è più involucro, non è più mezzo, diventa gabbia!
Corpi e cervelli menomati, corpi strumentalizzati
per negare la libertà a noi stessi e agli altri. Il corpo come
gabbia per cervelli asserviti.
Asserviti da una parte alle leggi del
profitto e della sopraffazione gerarchica e maschilista, dall’altra
al mito sempreverde della maternità e della famiglia: due forme di
controllo da sovvertire rivendicando l’autonomia delle nostre scelte.
Scelte libere dall’inganno identitario,
dalle falsità dei miti della razza, della fede e della tradizione.
Educhiamo le nostre menti ad una libertà che ha il corpo come spazio
di azione e sperimentazione, di crescita.
Superiamo il dualismo tra mente e
corpo, ritroviamoci come soggetti aperti e multiformi.
Siamo menti nei corpi.
Siamo corpi liberi.
Siamo menti creative.
Siamo metamorfosi.
Siamo meticciato.
Libere di essere
una, nessuna, centomila!
We say mayday.