Donne e fascismo, oggi. Resoconto discussione.

Donne
e fascismo, oggi.


Non
si può combattere il fascismo senza riempire di contenuti politici la
propria pratica: la forza fisica, la violenza sono le loro armi, le
nostre sono le idee. Quando scegliamo le nostre pratiche
percidobbiamo cercare di capire quale messaggio veicoliamo tramite
esse. Il machismo, l’esclusione dei pideboli sono aspetti sempre in
agguato nel comportamento di tanti compagni, ma bisogna capire che se
vogliamo sconfiggere il fascismo dobbiamo farlo
combattendo il loro
lugubre immaginario da stadio e da discoteca anche attraverso la
scelta delle nostre pratiche di piazza. Pratiche inclusive, che
facciano sentire tutti i presenti in grado e in dovere di
contribuire, rispettose di tutti anche nella scelta del linguaggio e
degli insulti.

Oggi
come tanto tempo fa, per combattere il fascismo, dobbiamo
comprenderlo; dobbiamo guardare ad esso come ad un fenomeno
culturale, che usa l’immagine per diffondere e rendere appetibile la
sua offerta di societ Da questo punto di vista difficile distinguere
tra gruppi dichiaratamente fascisti e destra moderata. I legami tra
queste infatti sono molti e solidi e si basano su accordi elettorali,
sul sostegno e la copertura politica ma soprattutto sulla
condivisione di un immaginario.

Per
quanto riguarda le donne in particolare, la destra nel suo complesso
sembra fornire dei modelli forti e anche attraenti di condotta, del
tutto o almeno in buona parte coerenti con l’immagine da velina
proposta dai media. L’apparente emancipazione di queste figure
implica tuttavia nella pratica l’attuazione di politiche
conservatrici e fortemente penalizzanti per le donne.


Siamo
coscienti di essere di fronte ad un fenomeno sfaccettato e composito,
di difficile interpretazione e definizione proprio per il fatto che a
noi contemporaneo.

Fortunatamente
(o sfortunatamente) la storia in questi casi viene in nostro
soccorso.

Vorremmo
perciritrovare le radici della visione femminile proposta oggi dalla
destra e le ragioni della sua attrattivit scoprendo il filo
conduttore, tutto politico, che lega l’idea di donna proposta dai
media e la deriva destroide variamente mascherata in atto nel nostro
paese.


Il
fascismo, quando nasce, si rivolge soprattutto al grande numero di
reduci della prima guerra mondiale, in un’Italia in cui sono in atto
sconvolgimenti sociali e politici. Gli ex soldati sono tornati dalla
guerra e hanno trovato un paese diverso da quello che avevano
lasciato, un paese in cui le donne hanno cominciato a lavorare e
spesso hanno preso il loro posto in fabbrica, in cui la crisi
economica europea crea disoccupazione, poverte conflitto sociale, in
cui la delusione per la mancata annessione dell’Istria e della
Dalmazia ha azzoppato l’orgoglio nazionalista.

Una
fase di crisi in cui le istituzioni borghesi non hanno la forza,
almeno nel nord Italia, di contrapporre un’ideologia e un senso di
appartenenza forti all’internazionalismo e allo spirito libertario
dilagante in citte campagne.

Il
fascismo in questo contesto rappresenta la possibilitdi ristabilire
l’ordine sociale e culturale: ristabilire la gerarchia del potere
nello stato, nella fabbrica e nella famiglia. Il ruolo del maschio
centrale nell’ideologia fascista, fino all’estremo del Capo,
l’esemplificazione della forza e dell’autorit che ogni donna ama e
cui dedica la sua vita. Le donne hanno dei precisi compiti da
svolgere e non accettato che ne vengano meno. Il centralismo dello
stato opera anche in questo senso, ad esempio creando istituti per
accasare le donne disonorate (spesso con gli stessi violentatori):
corpi di donne su cui lo stato ha il pieno potere e che diventano
l’oggetto di un riordino morale, bigotto e violento.

Il
fascismo quindi si caratterizza fin dall’inizio come negazione della
libertdi autoderminazione delle donne e degli uomini: entrambi si
devono identificare nel ruolo loro assegnato dall’ordine "naturale"
al fine di assecondare il capo e rafforzare lo stato. Negazione degli
esperimenti socialisti e anarchici di costruzione di un’umanitdiversa
e libera che erano nati negli anni precedenti.


Quali
sono i compiti della donna fascista? Essere forte e coraggiosa, degna
del suo uomo e del capo (ciodello stato). Essere moglie fedele e
onesta, fare figli per la patria (ed essere felice quando questi
muoiono in nome del colonialismo e della superiorititalica).

In
un certo senso alla donna viene riconosciuto un ruolo attivo e
importante, se pur secondario. L’orgoglio di una donna fascista sta
nel contribuire e rendere possibile la gloria degli altri: il marito,
i figli, lo stato. E vi contribuisce da un lato onorando la sua
famiglia tramite i suoi comportamenti onesti e pudichi, definendo
cosper contrasto la donna
uttana
e dall’altro votando la propria vita ad accudire e sostenere la
famiglia e in particolare il proprio uomo, del cui onore e della cui
gloria poi essa stessa di riflesso si potrfregiare. Le
qualitfemminili sono cosdefinite dall’uomo in funzione di se stesso e
dell’uso che egli fa della donna.


La
resistenza, la lotta delle femministe italiane negli anni cinquanta,
l’esplosione della lotta di genere negli anni sessanta con l’impegno
di molte donne nei posti di lavoro, nei partiti e nel sindacato fino
ai movimenti degli anni settanta con le vittorie sul divorzio e
l’aborto hanno dato a noi, giovani donne, possibilitprima
inconcepibili di liberazione, emancipazione e impegno politico.

Se
la visione fascista tradizionale contiene in suna polarizzazione tra
donna onesta e puttana, la volontdei movimenti femministi degli anni
Settanta anche quella di liberare il corpo femminile dal tabsessuale
che vi pende: ogni donna ha diritto di non provare vergogna nel
mostrare il suo corpo, di vivere la propria sessualitcome una cosa
naturale e positiva ma al tempo stesso di non accettare che il
proprio corpo sia identificato con un oggetto sessuale. Il
superamento e il rifiuto della dicotomia di cui sopra (donna onesta e
puttana) sostanziale ed parte anche dal rifiuto di essere definite e
giudicate da altri che non da se stesse.

La
capacitdi queste lotte di scardinare i dogmi di un dominio culturale
e fisico durato secoli inedita e potente e si accompagnata ad un
movimento generalizzato per l’emancipazione dell’umanittutta dallo
sfruttamento e dalla cultura clerico-fascista.

Le
lotte studentesche e operaie hanno accelerato nei paesi
industrializzati l’emergere delle contraddizioni interne al sistema
produttivo, che hanno portato alla crisi del paradigma capitalistico
e hanno messo in discussione l’ordine internazionale sia monetario
che politico.

Non
questo il luogo in cui analizzare le ragioni storiche della crisi
economica ndella successiva reazione che ha permesso al capitale di
mantenere intatta la sua supremazia.

Ai
fini della nostra riflessione sufficiente tenere conto di questa
restaurazione che ha operato sul piano materiale, cioprincipalmente
delle condizioni lavorative e salariali, e quindi, se pur
pilentamente, su quello culturale.

Ed
cosche di nuovo la politica prende le redini di un processo di
riordino gerarchico e oppressivo: all’uomo sfruttato e alla ricerca
di un’identitdi cui sente sempre pibisogno al crescere della sua
frustrazione viene fornita l’ideologia del Capo e dell’ordine
sociale, che esclude i diversi. Viene fornito il mito della forza e
della supremazia sul genere femminile.

Alla
donna, il soggetto pidebole, viene riservato il ruolo della schiava
sia sul lavoro che nella famiglia.

I
termini in cui questo accade sono adeguati ai tempi, ma il senso di
questa svolta sembra drammaticamente uguale al passato.


Oggi
il corpo nudo o semi nudo della donna parte del paesaggio urbano,
totalmente sdoganato, fino al punto di essere svilito. La
sessualitlegata a questi corpi, in cui raramente una donna si
puriconoscere, volgare, violenta, subita.

E’
lecito e accettato che una donna si spogli, anzi preteso, purchlo
faccia quando, come lo vuole il potere. Purchsia un gesto di
debolezza e di accondiscendenza, non un gesto rivoluzionario e
indipendente.

Il
potere ancora maschile, perchbella quella donna che l’uomo definisce
bella, nuda quella donna che accetta di spogliarsi pur di piacere e
dare piacere. Coerente con questo la cultura dello stupro


Cossi
sono create nuove gabbie sopra le libertacquisite. Cossi ricondotto
quanto ottenuto in nome dell’autodeterminazione nuovamente alla
eterodeterminazione: la donna nuda per piacere all’uomo, per dargli
piacere e per farlo sentire potente.

Ed
sempre l’uomo che decide se una donna merita rispetto o meno.
Evidentemente il rispetto qui un concetto relativo, dal momento che
dipende da una scelta arbitraria maschile e mantiene sempre questo
aspetto di
oncessioneche
in qualsiasi momento puessere tolta.

Tuttavia,
quello che loro chiamano rispetto fortemente legato al concetto di
protezione, e proprio in questa consapevolezza di potere da parte
dell’uomo sta la subordinazione femminile.

L’uomo
infatti rispetta la donna che gli appartiene, o che appartiene ad un
altro uomo che egli ritiene suo pari. Questo tipo di rispetto, sempre
esistito nella cultura maschilista, oggi ulteriormente spogliato del
criterio oggettivo della oneste castited emerge ancora di piil senso
di una tolleranza che riguarda solo la donna che l’uomo
pucontrollare, che sia svestita oppure no.


Elementi
questi che ci riportano indietro all’idea fascista di societe
famiglia.

Questa
mentalitdiffusa con meticolosa costanza e crudeltattraverso la
televisione e la politica. Al di ldell’evidente effetto che questo
puavere nella formazione delle giovani donne, che spesso non
immaginano niente di diverso e coltivano il sogno di diventare
velina, crediamo che sia opportuno prendere la questione ancora
piseriamente. Non siamo soltanto vittime di una cultura che ci viene
inculcata, altrimenti dovremmo pensare che qualsiasi emancipazione da
ciche ci viene insegnato sia impossibile. Per questo vogliamo capire
perch questo modello di donna sia cosattraente o comunque perchvenga
cosampiamente accettato.


Vediamo
oggi la destra utilizzare donne come simboli politici: le donne della
destra sono belle forti intelligenti ma non sono femministe, si
mettono i tacchi a spillo, vogliono piacere agli uomini ma non si
sentono sminuite per questo. E’ indubbiamente molto attraente l’idea
che si possa essere donne di successo, imprenditrici, fare politica e
avere sempre la permanente a posto, ed evidentemente se non ci riesci
colpa tua, se non fai carriera colpa tua, se non hai il tempo di
truccarti e di andare dall’estetista sei una perdente! Ecco
l’attrattivitdelle donne di destra: sembrano uscite da un film tanto
sono perfette e, soprattutto, godono della fiducia del Capo! Ecco che
le aspirazioni delle donne sono rivolte a simboli inarrivabili e
fasulli e sono portate ad accusare loro stesse per la loro
condizione.

Ecco
che se hai del tempo, strappato allo sfruttamento quotidiano, lo
impieghi a farti bella per essere scelta dall’uomo che ti potroffrire
un ruolo nella societ


Ma
se ci pensiamo nemmeno troppo attentamente scopriamo quanto finte
siano queste immagini di donne. Di quali imprenditrici stiamo
parlando? Quale ruolo politico? Quelli stessi che impediscono
l’emancipazione di tutte le altre. Queste donne immagine della destra
sono solo delle pedine utilizzate per perpetrare politiche fortemente
conservatrici e reazionarie.

Perchla
Santanchsi possa fare un lifting al mese devono esserci altre
migliaia di donne costrette allo sfruttamento, ed evidentemente
qualcun’altro che scriva le leggi che poi firma o che le dica cosa
votare quando in Parlamento. Per potersi limare le unghie in santa
pace tutte le mattine la Santanchaccetta che migliaia di donne che
compiono l’interruzione di gravidanza vengano considerate, anche
grazie a lei, delle criminali assassine. Una donna, la Santanch che
spiega il suo successo con il fatto di essere
un
uomo in un corpo di donna

A
questi simboli si affianca tutta un operazione pubblicitaria volta a
rendere fashion l’iconografia neofascista. […]

Questo
immaginario potente consente che vengano portate avanti politiche
inique: dalla mancanza assoluta di ammortizzatori sociali, di tutela
del lavoro, la riduzione della spesa pubblica…


La
nostra risposta deve utilizzare le loro stesse armi per svelare
l’inganno e palesare il disegno autoritario che vi sta dietro.

Usiamo
le immagine per comunicare e creare consapevolezza nelle donne
dell’attacco di cui sono oggetto, decostruiamo i simboli del
maschilismo autoritario ridicolizzandoli e contrapponendoli alla vita
quotidiana di donne e uomini.

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